Nel Friuli degli anni Sessanta, un ergastolano, graziato dopo ventisette anni di galera fa ritorno ai luoghi in cui è nato e cresciuto. Le cose, però sono cambiate profondamente e il mondo di un tempo – quel mondo rimpianto e desiderato durante la prigionia – ormai non esiste più. Eppure l’ex ergastolano Eliseo Bastianutti ha imparato a farsi bastare il poco che gli capita in sorte. Abituato alla rinuncia e alla solitudine, egli ormai guarda alle cose da lontano, senza per questo negarsi ai brevi momenti di dolcezza che la vita è ancora disposta a regalargli.
Carlo Sgorlon (Cassacco, Udine, 1930 – Udine 2009) è uno scrittore italiano. Tutta la sua opera appare legata al mondo friulano: il romanzo in dialetto Prime di sere (1971); il fortunato Il trono di legno (1973, premio Campiello), Gli dei torneranno (1977), La carrozza di rame (1979), La conchiglia di Anataj (1983, premio Campiello); L’armata dei fiumi perduti (1985, premio Strega). Sono ancora da ricordare: La foiba grande (1992), Il costruttore (1995), La malga di Sîr (1997), La tredicesima notte (2000), Il velo di Maya (2006) e Lo stambecco bianco (2006).