Quattro personaggi, Tullio, Franco, Adriana e Netta. La loro età è fra i trenta e i quarant’anni. Hanno ciascuno una vita alle spalle. Precariato intellettuale, magari anche imprese commerciali che rendono.
Ma la condanna è la solitudine: una solitudine entro cui ogni affetto è consumato, e l’amore si rivela una deriva senza soluzione. Interviene anche la perversità del destino, la malattia, la sciagura del corpo. A quel punto ogni sentimento di fraternità, di amicizia, viene negato. Messi l’uno con l’altro faccia a faccia, ciascuno dei quattro paleserà la sostanza disperata del proprio cuore.
Il teatro di Siciliano è un teatro di parola: una parola che recupera il parlato quotidiano ma lo spinge verso una scansione linearmente necessaria, priva di ogni ridondanza, ricca di bruciante espressività.
È un teatro nuovo, aspro, che può avere come riferimento Strindberg, Čechov o Pinter, ma che scopre la propria originalità in una forza dialogica di rappresentazione non comune per le scene italiane. È la vita italiana di oggi, che nel teatro di Siciliano prende forza di emblema e svela un proprio intimo bisogno d’amore, di certezza.
ENZO SICILIANO, narratore, saggista, ha al suo attivo, come drammaturgo, Tazza (1966), La mamma com’è (1967), Vita e morte di Cola di Rienzo (1973), Rosa pazza e disperata (1978), La parola tagliata in bocca (1985), La vittima (1986), La casa scoppiata (1987).