Un libro dedicato in particolare ai nuovi spettatori del cinema di Pier Paolo Pasolini, invitati a vedere o rivedere quei film al riparo dalle vicende personali e artistiche dell’autore e dal contesto spesso feroce in cui essi presero vita. Con Pasolini, voltare indietro lo sguardo significa provare una specie di vertigine, quella di specchiarsi in un tempo immoto, un infinito presente in cui tutto è cambiato e tutto sembra invece segnare il passo. A quarant’anni dal suo assassinio, Pasolini è sempre qui, e soprattutto il suo cinema rivela intatta la sua forza, capace ancora di suscitare emozione e sorpresa. Dalla prima inquadratura di “Accattone” (1960) fino all’ultimo fotogramma di “Salò” (1975), Pasolini ha raccontato la storia del nostro paese e insieme ha fatto la critica di quella storia. Per questo motivo il suo cinema non è moderno (almeno non nel senso di Rossellini o di Renoir), è invece contemporaneo, ovvero non legato al tempo in cui si iscrive, fuori norma e fuori misura. Curioso che la critica cinematografica, nella maggioranza dei casi, abbia spesso equivocato il senso profondo del suo lavoro, utilizzando parametri di giudizio tradizionali e quindi attardandosi sulla “fertile imperfezione” dei suoi film, e perdendo di vista (o sottovalutando) l’aspetto più anomalo, ibrido, spiazzante, di un cinema che, come ha detto Patty Smith, “è stato capace di raccontare sanguinando un tempo che sanguinava”.
Scrittore e critico cinematografico, già Vice-presidente del SNCCI (Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani) e direttore della rivista «CineCritica», ha insegnato linguaggio e storia del cinema. Ha pubblicato numerose opere di cinema dedicate, tra gli altri, a Pier Paolo Pasolini, Jean Marie Straub e Danièlle Huillet, Bernardo Bertolucci, Murnau e Luchino Visconti. Per le edizioni Gremese ha pubblicato: Aurora di Murnau (2017), Il Gattopardo di Luchino Visconti (2021), Johnny Guitar di Nicholas Ray (2024) e ha curato i volumi collettivi Tutto Pasolini (2922) e Tutto su Vittorio De Sica (2024).