Negli anni della guerra civile libanese Mansùr, dopo aver perso la famiglia, fugge in Italia con la speranza di ritrovare il padre. Nelle sue avventure da clandestino la grande risorsa è la sua adattabilità a tutte le situazioni, la forte voglia di sopravvivere e cavarsela. Così Mansùr si fa adottare dall’Italia e dalla sua civiltà, e pur restando fedele al suo islamismo riesce a integrarsi perfettamente. L’incontro con il solitario Gregorio e l’affascinante Ines segnerà il suo destino e, insieme, finiranno per imporsi nella difesa ecologica della “loro” causa: la montagna e le sue leggende, come quella dello stambecco bianco, vengono salvate dall’ingordigia dell’affarismo e della speculazione edilizia.
Carlo Sgorlon (Cassacco, Udine, 1930 – Udine 2009) è uno scrittore italiano. Tutta la sua opera appare legata al mondo friulano: il romanzo in dialetto Prime di sere (1971); il fortunato Il trono di legno (1973, premio Campiello), Gli dei torneranno (1977), La carrozza di rame (1979), La conchiglia di Anataj (1983, premio Campiello); L’armata dei fiumi perduti (1985, premio Strega). Sono ancora da ricordare: La foiba grande (1992), Il costruttore (1995), La malga di Sîr (1997), La tredicesima notte (2000), Il velo di Maya (2006) e Lo stambecco bianco (2006).