L’opera esplora l’alienazione, il vuoto interiore e il desiderio di connessione umana attraverso tre atti unici:
Il Natale di Harry: Un monologo incentrato sui cinque giorni che precedono il Natale. Il protagonista, Harry, è un uomo solo e disperato che tenta goffamente e in modo ossessivo di organizzare una festa pur di non rimanere solo durante le festività. Si spinge fino a chiamare ex compagni di scuola e la sua vecchia fidanzata, mettendo a nudo l’ipocrisia e la tristezza che spesso si celano dietro l’obbligo di festeggiare.
Acapulco: Un’opera amara e ironica che segue le tragicomiche vicende di attori in declino e single piccolo-borghesi, alle prese con le proprie ansie e le delusioni della vita quotidiana, con le tipiche atmosfere graffianti della drammaturgia di Berkoff.
Kvetch: (Che significa letteralmente “piagnisteo”) Un testo in cui i personaggi esprimono ad alta voce i propri pensieri più intimi, le insicurezze e le frustrazioni represse, in netto contrasto con le frasi di circostanza e di facciata che pronunciano nella realtà.
STEVEN BERKOFF è nato a Londra nel 1937 da padre ebreo-russo e madre rumena. A 17 anni frequenta a Parigi i corsi di Lecoq. Nel 1968 realizza a Londra In the Penal Colony, adattamento da Kafka, autore cui s’ispira anche per Metamorphosis (una cui edizione con Polanski divenne poi celebre dell’88) e per The Trial. Metafore di una tragedia greca nel caos metropolitano di oggi sono East (1975), Agamemnon (1976), Greek e West (1980). Un duplice specchio sociale agisce in Decadence (1981). È autore anche di Harry’s Christmas (1985), Kvetch, Acapulco e Sink the Belgrano! (1986) e di Massage (1987).