Autore problematico e mai schematico, teatrante che mette in campo le vite individuali per immaginarne i nessi collettivi, uomo di cultura che rema contro le tendenze politicamente corrette, e gran ragionatore sentimentale, David Hare è tra i più esposti e anticonvenzionali drammaturghi inglesi del nostro tempo. Ha reso compatibile il suo percorso negli scenari sperimentali con la direzione artistica del National Theatre conclusa nel ’97. Ha un innato senso del ritmo del teatro ma ha già messo a segno regie e idee di film. È di sinistra ma non risparmia frecciate alla sinistra. Per innata fiducia e sensibilità punta molto sui modelli della psiche femminile, ma in Skylight, lancinante disputa sia amorosa che civile tra un cinquantenne divenuto vedovo e la sua ex partner trentenne, non fa sconti a nessuno.
È il più conciso e assiomatico dei suoi testi teatrali. Uno dei più belli. Lei, Kyra, a suo tempo disponibile solo a una relazione armonica e clandestina, si è rifugiata nel freddo d’una periferia londinese e insegna in ambiente difficile. Lui, Tom, che l’aveva adottata nel suo ristorante assieme alla moglie, conduce ora una vita da vedovo di lusso, quotato in Borsa, infelice, padre d’un ragazzo che istintivamente propone all’ex amante del proprio genitore di riconciliarsi con lui. Tom la va a trovare e fra remore e spiragli di dialogo divide ancora per poco uno slancio, una parte di notte con lei. La capitalistica libera iniziativa e la progressista vocazione civile depongono le armi. Ma non dura molto. Come in ogni amore vero e vertiginoso, le pretese distruggono. Hare ci ha costruito sopra un teorema umano e di controversie di idee. Da noi, spetta a Luca Barbareschi e a Lucrezia Lante Della Rovere applicarsi in caparbietà e impertinenze perché non si sappia mai chi ha ragione dei due personaggi.
DAVID HARE nasce nel 1947 a Bexhill-on-Sea, nel Sussex, sulla Manica. Laureato a Cambridge, nel ’68 fonda il Portable Theatre con repertorio militante, e inizia a scrivere testi privati di risonanza sociale: Slag (1971), Knuckle (1973) che culmina nel West End, Fanshen (1976), Plenty (1978), A Map of the World (1982), The Secret Rapture (1988) sul Thatcherismo. È contro le persuasioni occulte in Pravda (1985, co-autore Howard Brenton), e c’è la trilogia Racing Demon (1990) sulla Chiesa, Murmuring Judges (1992) sulla giustizia e The Absence of War (1993) sul Labour Party, e poi Skylight (1995), Amy’s View (1997), The Judas Kiss e Via Dolorosa (1998).
Ha diretto sei film, tra cui Wetherby e Paris by Night.