Alan Bennett è un raffinato osservatore delle convenzioni linguistiche, un drammaturgo con esperienza anche di sceneggiature televisive e di cinema, autore profondamente inglese, tragicomico, immediato, conosciutissimo oltremanica e ormai anche in Italia. Le sue commedie e strutture narrative hanno radici nel music hall e nel cabaret per poi documentare i manierismi borghesi, gli squallori e gli enigmi ridicoli delle frustrazioni in auge.
Il presente volume si occupa organicamente del suo repertorio. Una prima sezione comprende otto monologhi per il teatro e la televisione: Seduti, Morte all’inglese, Una donna di nessuna importanza, Una patatina nello zucchero, Un letto tra le lenticchie, La signora delle lettere, L’occasione d’oro e Un biscotto sotto il sofà; una seconda include tre testi teatrali: Singole spie, ovvero Un inglese all’estero e Una questione di attribuzione, e Il testamento (o il cazzo) di Kafka. Una terza parte concerne infine un racconto con impianto a diario, La signora in furgone.
L’universo di Alan Bennett richiama alla mente le procedure di analisi di altri scrittori come Christopher Hampton, Joe Orton, Simon Gray, Peter Nichols, e c’è in lui, con un’alchimia tutta propria, l’oscillare tra la Farsa e il Vuoto, ingredienti che da Stoppard in avanti sono stati ad esempio più volte ridefiniti da Frayn e Ayckbourn. Ma Bennett ha una sua prerogativa, quella di giovarsi di un posto marginale nei canoni ufficiali.
Alan Bennett, nato nel 1934 nello Yorkshire, esordì nel 1960 al Festival di Edimburgo con una satira esistenziale, Beyond the Fringe, scritta e interpretata a otto mani (assieme, tra gli altri, a Jonathan Miller) che segnò una svolta nella cultura britannica. Attinse a più stili linguistici in Forty Years On (1968) per John Gielgud. Ritrasse un deputato laburista di mezza età in Getting On (1971), un medico incolore in Habeas Corpus (1973), una sorprendente spia inglese in Russia in The Old Country (1977), un figlio travestito in Enjoy (1980), un genio complessato in Kafka’s Dick (1986). La celebrità di Bennett riceve comunque una fondamentale impennata coi monologhi della serie televisiva Talking Heads (1988), censimento sulla gente comune. Dalla commedia The Insanity of George III (1990) ricava la sceneggiatura del film La pazzia di Re Giorgio.